Il Napoli: un “re di coppe” dal futuro incerto

L’altalenante stagione del Napoli si può definire un successo con qualche rammarico. Se in Champions i partenopei hanno mostrato cose ottime, con picchi nei match col Manchester City durante il gruppo Champions, e col Chelsea, dove a discapito dell’eliminazione la squadra ha dimostrato di poter competere con una grande d’Europa, in campionato il Napoli ha peccato di incostanza.

Agli uomini di Mazzarri si può rinfacciare di essere una squadra capace di dare il meglio solo con le grandi, in costante difficoltà quando si tratta di attaccare e lavorare ai fianchi una provinciale. È forse una caratteristica di questo Napoli: veloce ed abile nelle verticalizzazioni, a spazi chiusi gli uomini di Mazzarri stentano nella fase di manovra. Una cosa su cui lavorare. Punti positivi di questa stagione sono stati gli inserimenti di alcuni dei nuovi acquisti: Dzemaili, Inler e Pandev, dopo un inizio difficile, hanno trovato minuti e prestazioni importanti, ripagando a pieno il denaro investito. Si può rinfacciare alla gestione tecnica il poco coraggio nelle scelte a partita in corso, soprattutto nei cambi e nello sfruttamento dell’intera rosa: giocatori come Fernandez (che è stato uno dei migliori giocatori dello scorso campionato argentino), e Vargas (il cui cartellino costerà circa 15 milioni di dollari al Napoli), necessitano di minuti per poter crescere e dimostrare il proprio valore.

La vittoria in coppa Italia rappresenta un giusto premio per quanto fatto dai partenopei durante questi sette anni di presidenza De Laurentiis: ci auguriamo che possa essere un punto di partenza e non la fine di un ciclo, come potrebbe sembrare dalle dichiarazioni sospette fatte dallo stesso presidente. Infatti, a caldo, sembrano confermate le voci che danno in partenza Ezequiel Lavezzi: comprensibile, dopo 4 anni, che la voglia del professionista di cambiare si faccia sentire; poco comprensibile da parte della società la scelta di monetizzare a tutti i costi e non cercare, almeno per un altro anno, di tener in squadra un giocatore simbolo come il “pocho”. Il tempo sarebbe perfetto per mirare al bersaglio grosso: quello Scudetto che manca dagli anni d’oro di Maradona e Careca. Certamente l’idea di poterlo fare senza Lavezzi, uomo simbolo e cuore di questa squadra, ci sembra difficile.

Ci piacciono le dichiarazioni di De Laurentiis riguardo alla possibilità di avere 30 giocatori in rosa, 30 possibili titolari (ne basterebbero una 20ina, ma all’ottimismo utopico di De Laurentiis ci abbiamo fatto il callo), invece che i soliti 13, 14 giocatori, ma a questo si dovrebbe accompagnare una gestione tecnica capace di valorizzare e motivare al massimo anche chi sta fuori, educando oltre che allenando. La riflessione sulla guida tecnica è d’obbligo. La squadra con Mazzarri ha raggiunto vertici alcune volte inaspettati: ma sarà possibile fare il salto di qualità definitivo col tecnico toscano?

Lavezzi NapoliE ritornando al discorso cessioni, De Laurentiis ha dichiarato, inoltre, che di fronte ad offerte folli non ci sono ragioni che tengano: ma alcune volte per credere in progetti folli, come uno scudetto, bisogna essere più folli del calcio dei multimilionari e degli sceicchi, cercando in tutti modi di tenere in casa i gioielli, allettando e proponendo, lasciando intravedere la possibilità di un titolo che potrebbe intenerire e richiamare le ragioni del cuore di un campione, trattenendolo forse a discapito di una vagonata di soldi. Un anno da Scudetto forse: un anno forse di Cavani, Lavezzi, Hamsik (con l’aggiunta, perché no, di qualche altro buon giocatore).

Alla fine di una stagione comunque positiva, che ha portato ad un titolo dopo 22 anni, una stagione che ha fatto conoscere il Napoli in Europa, si resta col dubbio che la società, nel ruolo dei suoi uomini di potere, forse non voglia crescere oltre questo livello, lasciando la missione incompiuta e restando come una bella sinfonia non finita: una piccola di successo, una squadra che attira simpatie, ma incapace di vincere in modo continuativo. Speriamo che non sia così, sia per il calcio italiano, sia per i tifosi partenopei: un Napoli ad alto livello, col bacino di utenza posseduto, rappresenta un risorsa a livello nazionale, un possibile manifesto dell’entusiamo per uno sport che attira sempre meno gente allo stadio, forse indispettita anche dai continui sospetti creatisi negli ultimi anni attorno all’ambiente. Ci lasciamo augurando al Napoli e ai suoi tifosi di essere protagonisti nell’anno a venire: ne sapremo di più a Pechino, il prossimo agosto, quando la Juventus tenterà di riprendersi, in Supercoppa, la rivincita dopo la finale dell’ultima Coppa Italia.

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