Un momento di crisi economico si traduce spesso in un momento di crisi in quasi tutti gli interessi tipicamente umani: vengono colpiti hobbies, passioni, sino al limite della sussistenza umana pura e semplice. E alcune volte si crede che l’incantato mondo del pallone non sia affetto da tali cataclismi: le società sono lì, incolumi dalle comuni leggi fiscali, a monumento perenne di una passione malcelata. Eppure capita, sempre più spesso, che anche i colossi sportivi siano costretti a piegarsi alle comuni leggi fiscali a cui siamo soggetti noi che, nel mondo incantato, abbiamo la parte di spettatori paganti.
Il caso di cui parleremo è emblema dell’andazzo dei tempi, tanto grande nella sua tragicità sportiva da lasciare attoniti anche i più insensibili tra i fan del calcio. Una società storica come i Rangers Football Club rischia di scomparire: pesa, sulle casse del club simbolo della parte protestante della città di Glasgow, un debito di 93,5 milioni di euro. Una crisi cominciata il 14 febbraio 2012, con il mancato pagamento al fisco britannico di 9 milioni di sterline. Per mesi voci sul salvataggio del club da parte di ipotetici investitori si sono rincorse: prima l’affarista americano Bill Miller sembrava intenzionato a rilevare il club a suon di milioni; tutto si è risolto in una bolla di sapone, lasciando nello sconforto più assoluto migliaia di tifosi scozzesi.
Pochi giorni fa, inoltre, è stata rifiutata l’offerta di risanamento dell’ex-presidente dello Sheffield United, Charles Green: il risultato è che, dopo 140 anni di storia, i Rangers di Glasgow non sono stati inseriti nel calendario della Scottish Premier League.
Ma chi sono i Rangers?
Parliamo di una delle squadre di calcio più antiche nel panorama del calcio moderno. Fondati nel lontano 1873, i Rangers di Glasgow sono attualmente la squadra più titolata al mondo, avendo vinto la bellezza di 114 titoli, suddivisi in 54 campionati di Scozia, 33 Coppe di Scozia e 27 Coppe di Lega Scozzesi. Ciliegina sulla torta, la vittoria di una Coppa delle Coppe che resta attualmente l’unico titolo internazionale dei “Blue Noses”, anche se la presenza sugli scenari europei della squadra scozzese è stata più che costante (in totale i Rangers hanno disputato 4 finali europee: una vittoria nel ’72/’73 contro la Dinamo Mosca in Coppa delle Coppe, a fronte di due sconfitte sempre in Coppa delle Coppe contro Bayern Monaco e Fiorentina, e una, più recente, nel 2007, in finale di Coppa Uefa contro lo Zenit di San Pietroburgo).
Ma i Rangers non sono solo importanti per i titoli vinti o per la lunga storia che hanno alle spalle: parliamo di uno dei club che, insieme ai cugini del Celtic, hanno dato vita ad una delle più accese rivalità sportive mai esistite nel calcio, che va al di là del puro campanilismo sportivo (il famoso Old Firm). La squadra, emblema della maggioranza protestante di Glasgow, è una specie di roccia filosofica attorno alla quale si riunisce l’ideale di una Scozia emancipata, fiera della sua unicità e dell’orgoglio gaelico scozzese (da distinguere dallo stesso orgoglio irlandese dei cugini cattolici del Celtic). Rivalità spesso sfociata in scontri, ma che negli ultimi anni si è ridimensionata tornando nei canoni della pura rivalità sportiva. Questa breve panoramica non rende giustizia a quello che risulta essere uno dei club più amati al mondo.
Ovviamente il motivo per il quale questo simbolo sta fallendo non è certo legato a questioni di cuore: la gestione sciagurata degli ultimi anni hanno portato “The Gers” sul lastrico, sprofondandoli in un baratro da cui è difficile risalire. Inoltre, il fisco britannico non scherza: leggi chiare, con le quali difficilmente sarà possibile trovare una scappatoia.
Certo, ci rendiamo conto che in un momento di crisi europea, le leggi sono ancora troppo legate ad una coscienza territoriale: in situazioni non dissimili, anche se con guadagni nettamente migliori, squadre come Barcellona, Real Madrid e Valencia hanno rispettivamente debiti per 548 milioni di euro, 660 milioni di euro e 380 milioni di euro. Parliamo di cifre assurde, il cui ammontare totale supera il miliardo di euro, e che vengono direttamente da quelle banche che, a breve, avranno bisogno di un rifinanziamento da parte della Banca Centrale Europea. Follie di un calcio che per anni ha sostenuto spese non all’altezza dei propri guadagni: un debito totale di 4 miliardi di euro pesa sulla Liga spagnola, soldi che difficilmente rientreranno e che saranno coperti in parte dai 100 miliardi di euro che la Bce verserà al colosso Bankia.
Una concorrenza scorretta attuata da club che per anni hanno finanziato uno shopping miliardario di campioni coi soldi delle banche spagnole, entrando a far parte delle cause dirette della crisi economica (ovviamente 4 miliardi, a questi livelli, costituiscono solo una piccola parte del debito spagnolo, un “mezzo punto” nel rosso delle banche iberiche).
I poveri Rangers sono dunque sfortunati ad aver sede a Glasgow, Gran Bretagna: in Spagna avrebbero ancora un lungo futuro prospero davanti a sé.
Gestioni fallimentari, soldi sperperati e debiti mai pagati: in un’Europa in piena crisi economica, nemmeno il mondo del pallone può permettersi passi falsi, spendendo oltre le proprie possibilità. Inoltre, un controllo di natura internazionale dovrebbe esser predisposto per i club insolventi, in modo da creare una giusta concorrenza nel mondo del calcio, e, soprattutto, per evitare che, prendendo come scusante la passione dei tifosi, si possano spendere soldi pubblici per pagare gli stipendi delle grandi stelle del calcio. In un momento come questo, in cui a stento si arriva a fine mese, ci sembra alquanto tragi-comica come situazione. Non sta ovviamente alla Bce pagare le spese folli del calcio, e ovviamente non sta al fisco britannico fare sconti ai poveri Rangers: ovviamente, speriamo che qualcuno possa salvare questo storico club dal fallimento; ma ci rendiamo conto che l’intransigenza è fondamentale in un periodo in cui tutti fanno sacrifici per uscire da una crisi nera. E allora forse bisogna, di tanto in tanto, scendere dalla giostra del calcio, dal mondo incantato, e sottoporre gli idoli alle leggi dell’uomo: un modo per capire che non si può più spendere l’anima in un semplice gioco.
Vi lasciamo con la speranza, allora, che i Rangers possano salvarsi: varie iniziative sono state messe in piazza, come il sito “saverangers.com“, creato dagli stessi tifosi di Glasgow con la speranza di raccogliere abbastanza per iscrivere la squadra al prossimo campionato. Iniziativa che ha raccolto il sostegno internazionale, nonché quello pubblico di Alex Ferguson, cresciuto a pochi passi da Ibrox. Speriamo che con questa dimostrazione di cuore si possa salvare il club: e che questo grande spavento sia da esempio per le prossime dirigenze.
Per finire, in un mondo in crisi econmica, alla ricerca di svaghi e divertissement, ci si rende conto che il calcio, e lo sport in genere, assumono un ruolo fondamentale: ed è per questo che deve restare un divertissement e non uno dei fattori generanti la crisi stessa.
E allora avanti col Fair Play finanziario: sperando che non resti una mera utopia ma un modo per rendere il calcio europeo ancora più unito.
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