La campagna acquisti del PSG 2012

Strabiliante, faraonica (forse meglio dire da sceicchi), sfacciata: ecco come si potrebbe definire la potenza economica mostrata sul mercato dal PSG dello sceicco Nasser Al-Khelaifi. In due anni di presidenza questo principe qatariota ha riversato sul mercato una quantità di denaro da far gola ad un piccolo stato per risanare un po’ il debito pubblico: 264 milioni di euro, che hanno portato in maglia parigina giocatori del calibro di Pastore, Ibrahimovic, Thiago Silva, Verratti, Lavezzi e Lucas (a partire dal prossimo gennaio).

AncelottiFantacalcio puro che ha spostato gli equilibri del calcio continentale, rendendo di colpo il club parigino uno dei più quotati nel panorama calcistico europeo. Insomma dalle stalle alle stelle, per invertire un vecchio adagio: il PSG a suon di milioni estende le sue pretese, mirando a dominare l’Europa nei prossimi anni. E ovviamente per quest’anno non c’è dubbio su quale sarà la vincente Ligue 1: quasi impossibile che lo scettro di Francia sfugga agli uomini di Ancelotti. Una squadra così imbottita di campioni che forse anche una formazione all-star composta dai migliori giocatori delle altre squadre di Francia uscirebbe sconfitta nello scontro con la corazzata parigina. Leonardo ha insomma fatto un buon lavoro: certo, con tutti quei soldi, era difficile non portare a casa almeno qualche nome illustre. Anzi, forse l’eccesso di liquidità ha portato la squadra dello sceicco a dopare il mercato: le trattative del PSG infatti stonano in un contesto in cui la ricerca dell’affare è diventato all’ordine del giorno (si tenta sempre di andare a ribasso ultimamente, a causa di crisi e fair play finanziario): ogni trattativa che ha riguardato il PSG ha fatto scalpore non solo per i nomi coinvolti, ma anche per la semplicità con la quale i dirigenti parigini hanno accettato di pagare cifre enormi e spropositate. Quando una trattativa coinvolge il PSG, il prezzo allora sale di almeno un 30 per cento: difficile quindi tenere una concorrenza di questo calibro, a causa anche di sponsor di famiglia che dopano un bilancio già di per sé fenomenale. Insomma, il calcio francese torna in auge coi soldi del petrolio: sarà il mondo del calcio capace di assorbire questo nuovo trend senza perdere la propria anima, scadendo quindi in una forma di puro business?

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